Caro Presidente,

sono uscite in questi giorni le consultazioni in vista di ulteriori modifiche alla linea guida n.4 in relazione agli acquisti sottosoglia. Si prevede, dunque, che a breve avremo ancora novità in tale linea guida così tanto attenzionata dal “popolo degli appalti”.

Indipendentemente dalla necessità o meno dell’aggiornamento in corso di approvazione, sulla bontà del quale non avanzo alcun dubbio, colgo l’occasione per riportare una mia riflessione.

Ho partecipato ad un incontro nel quale ci si interrogava su quali possano essere le utilità maggiori in materia di appalti, necessarie per aiutare le amministrazioni pubbliche nella applicazione delle regole attualmente vigenti. Una mia risposta è stata: garantire la certezza del diritto.

Secondo la Treccani giuridica la certezza del diritto è un “principio in base al quale ogni persona deve essere posta in condizione di valutare e prevedere, in base alle norme generali dell’ordinamento, le conseguenze giuridiche della propria condotta, e che costituisce un valore al quale lo Stato deve necessariamente tendere per garantire la libertà dell’individuo e l’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Nell’applicazione, la certezza interferisce quindi con la positivizzazione del diritto, con l’alternativa tra rigidità e flessibilità delle norme, con l’interpretazione e in particolare con l’interpretazione evolutiva, con il sistema delle fonti e la tecnica della redazione degli atti normativi, con la retroattività della legge, con il divieto di discriminazione, con la effettività delle norme, anche in caso di violazioni, con i tempi della giustizia”.

La certezza del diritto è anche conseguente ad una “solidità” della norma. Ed una norma per diventare “solida” ed affidabile deve restare immutata per un lungo periodo. Una norma che cambia in continuazione non può mai dirsi solida e lascia costantemente margini a nuovi dubbi e interpretazioni.

Ad esempio l’anno scorso l’intero paese ha vissuto mesi drammatici quando ANAC, sempre modificando la linea guida n.4, aggiunse parole nuove attorno all’applicazione del principio di rotazione.

Apriti cielo.

Per mesi le amministrazioni hanno dovuto trovare nuova stabilità nell’applicare quel principio, tanto assurdo quanto spinoso. Risale al luglio 2017 la determina con la quale ANAC decise di modificare la precedente determina di AVCP 4/2011 in merito alla tracciabilità dei flussi finanziari. Anche quella modifica apportò non poche confusioni che ancora devono essere del tutto elaborate. Si deve ciggare la locazione di un immobile? Un dipendente che va a seguire un convegno fuori sede per pagare la iscrizione deve chiedere un cig?

Prima c’erano risposte certe, ora non più.

Pare che tra pochi giorni avremo ancora una nuova modifica alla linea guida n.4 sul sottosoglia. Mi sorge spontanea una domanda: ma siamo certi sia necessario innovare ancora? In un momento nel quale il Governo sta preannunciando di fare una completa riformulazione del Codice, vogliamo ancora cambiare la linea guida n.4?

Io ritengo che, salvo novità di vitale importanza da inserire, la cosa migliore che si possa fare sia lasciare le cose come stanno e lasciare che siano le singole amministrazioni ad applicare le normative vigenti. Come dicevo in precedenza, io ritengo che la certezza del diritto sia un fattore necessario per poter lavorare correttamente. E la certezza del diritto viene lesa dalla frequente modifica della norma che costringe gli operatori del diritto ad un costante aggiornamento, ad attendere nuove interpretazioni giurisprudenziali ed infine a temere con sospetto ulteriori modifiche.

Occorre che Governo e ANAC comprendano quale impatto prepotente comporta nelle amministrazioni che applicano le normative vigenti ogni loro singola azione novativa. E, di conseguenza, facciano di queste azioni un uso sapiente e moderato.

Avv. Vittorio Miniero